In quanto istituzione centrale delle Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza è
responsabile del mantenimento della pace e della sicurezza internazionali. Tra i suoi
strumenti più influenti – e controversi – per raggiungere questo obiettivo vi è il diritto
di veto, concesso esclusivamente ai cinque membri permanenti (i “P5”): Stati Uniti,
Cina, Francia, Russia e Regno Unito. Il veto consente a ciascuna di queste nazioni di
bloccare unilateralmente l’adozione di qualsiasi risoluzione, indipendentemente dal
livello di sostegno internazionale.
Il veto rientra nella normativa internazionale del periodo successivo alla Seconda
Guerra Mondiale, approvata per creare un nuovo ordine internazionale e per
prevenire futuri conflitti. L’obiettivo della sicurezza globale portò alle negoziazioni
della Conferenza di Dumbarton Oaks del 1944 e a quelle della Conferenza di Jalta del 1945.
- Quando i principali Paesi e delegati si riunirono nuovamente alla Conferenza di
San Francisco del 1945 per definire la struttura dell’ONU, il veto fu sancito come
elemento chiave della Carta delle Nazioni Unite.
L’articolo 27 della Carta dell’ONU stabilisce le procedure di voto del Consiglio di
Sicurezza, prevedendo che le decisioni sostanziali richiedano il voto favorevole di
nove membri su quindici, inclusi i voti concordi di tutti e cinque i membri
permanenti. Questa clausola conferisce di fatto a ciascun membro permanente la
possibilità di porre il veto alle risoluzioni. Sebbene la disposizione fosse concepita
per garantire la leadership dei P5 nel mantenimento della pace, negli ultimi anni essa
ha prodotto un notevole stallo geopolitico.
Il veto è stato spesso esercitato in base agli interessi strategici dei P5 piuttosto che in
nome di un più ampio consenso internazionale.
Il veto del Consiglio di Sicurezza ha avuto un peso rilevante nelle moderne crisi
umanitarie. Russia e Cina, ad esempio, hanno bloccato risoluzioni volte ad affrontare
le violazioni dei diritti umani in Siria, mentre gli Stati Uniti hanno impedito
l’adozione di risoluzioni di condanna dell’espansione degli insediamenti israeliani.
Più recentemente, si è assistito a una raffica di veti nel contesto della attuale guerra
Israele-Gaza. L’uso frequente del veto in simili circostanze ha sollevato serie
preoccupazioni circa il suo impatto sul diritto internazionale umanitario.